venerdì 1 aprile 2011

Ascoltando la lezione di lunedì 28: a proposito di sovrapposizioni...

Le sovrapposizioni stanno sempre ad indicare un rapporto  di complementarietà tra gli elementi "chiamati in causa". Ascoltando la lezione del 28 marzo mi è venuto alla mente il gruppo creativo Helmo, costituito dai grafici francesi Thomas Couderc e Clément Vauchez. I loro lavori vanno da progetti grafici e tipografici, a installazioni, a varie forme di sperimentazione visiva. Propongo qui qualche lavoro fotografico.

Del rapporto uomo-natura:
A mio parere è interessante qui vedere come le due immagini non solo si sovrappongono ma addirittura si compenetrano, creando un gioco curioso di scatole cinesi. Questo gioco è inoltre estremamente dinamico, come di un qualcosa che cresce dentro un altro qualcosa o che si trasforma in questo qualcosa... E qui l'aspetto si fa ancora più interessante se si nota come, guardando, si abbia l'impressione che sia la donna a trasformarsi in animale e non viceversa... che sia sintomo di un inconscio "ritorno alle origini"?

Del rapporto uomo-città:
Qui la sovrapposizione è già più disordinata, è difficile individuare delle relazioni tra i due soggetti dell'immagine. Entrambi sono chiaramente riconoscibili ma solo se mentalmente si attua un processo di sottrazione dell'altro soggetto: che l'uomo e la città moderna non siano, necessariamente, "complementari" ma semplicemente giustapposti?

Della sovrapposizione di significati:
Qui la sovrapposizione è decisamente caotica, nessun significato è riconoscibile e tutto si riduce a segno... Eppure l'immagine generale trova unità proprio in questo carattere di irriconoscibilità di ogni sua parte, così il disordine, aspetto che potrebbe sembrare un punto di debolezza, si tramuta in punto di forza: conferisce unità, crea nuovi rapporti tra le parti che a questo punto non sono più rapporti di significato ma saranno rapporti di forma, dimensione, colore...

A Ersilia, per stabilire i rapporti che reggono la vita della città, gli abitanti tendono dei fili tra gli spigoli delle case, bianchi o neri o grigi o bianco-e-neri a seconda se segnano relazioni di parentela, scambio, autorità, rappresentanza. Quando i fili sono tanti che non ci si può più passare in mezzo, gli abitanti vanno via: le case vengono smontate; restano solo i fili e i sostegni dei fili. [...] Riedificano la città di Ersilia altrove. [...] Poi l'abbandonano e trasportano ancora più lontano sé e le case. Così viaggiando nel territorio di Ersilia incontri le rovine delle città abbandonate, senza le mura che non durano, senza le ossa dei morti che il vento fa rotolare: ragnatele di rapporti intricati che cercano una forma.
 Italo Calvino, Le Città Invisibili

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