domenica 3 aprile 2011

Un compagno di viaggio dal punto di vista del LIVING, dell'EXCHANGE e del REBUILD NATURE

SAVORENGO KER, la casa di tutti


Savorengo Ker (in lingua Romanés “la casa di tutti”) è stata progettata e realizzata insieme da Rom e Gagè con l’idea di valorizzare le pratiche abitative e costruttive proprie dei Rom e di inserirle in una proposta comprensibile ed ammissibile dai non Rom. Nasce da un lavoro di ricerca sugli stili di vita, le tipologie abitative e le tecniche costruttive adottate dai Rom, da tante visite alle migliori case dei campi, e in seguito da un cantiere-scuola di un mese diretto dai più abili costruttori del campo Casilino 900, che ha prodotto un apprendimento reciproco tra uomini, donne, bambini, docenti, studenti, architetti e professionisti, e che si è concluso ogni sera di fronte a fuochi, grigliate, brindisi, racconti e discussioni su cosa costruire il giorno dopo.



Savorengo Ker non è una casa per i Rom, ma è una casa per tutti. È un’idea abitativa che i Rom propongono per chi oggi in Italia cerca casa, mettendo a disposizione le loro strategie ecologiche ed economiche: i bassi livelli di consumo, il recupero e riciclaggio dei materiali costruttivi, l’autocostruzione, la flessibilità e implementabilità della casa, tutti elementi che insieme alla concezione solidale della famiglia allargata, rappresentano una risorsa importante da riconsiderare per rispondere alla crisi abitativa italiana.


Savorengo Ker non è la soluzione al problema abitativo dei Rom, ma vuole essere presa in considerazione come una delle soluzioni possibili all’interno di un ventaglio di risposte plurali e differenziate che va dalle case popolari agli alloggi a canone sociale, dalle case in affitto alla costruzione in terreni di proprietà, fino alla possibilità di continuare a vivere spostandosi, come desidera una esigua minoranza di Sinti e di Rom Calderasha.

Savorengo Ker è l’alternativa al container, si confronta con i suoi costi, con le sue prestazioni e con le sue capacità di produrre comunità e ambienti urbani vivibili. Vuole rispondere con una proposta a quelle abitazioni prive dell’abitabilità con pareti spesse pochi millimetri, pensate come ricoveri provvisori e d’emergenza, troppo piccole per le famiglie allargate, troppo rigide per poterle personalizzare, troppo calde d’estate, troppo fredde d’inverno.


Savorengo Ker è stata chiamata una “baracca con i documenti”, nasce dalla tecnologia della baracca ma rispetta le leggi ed ha tutti i documenti in regola per avere l’abitabilità: è una vera e propria casa. Ha una struttura in legno, è flessibile, estendibile, autocostruibile, è più sicura, più ecologica ed energeticamente sostenibile di un container. Costa 8.000 euro di materiali e 11.000 euro di manodopera, è una casa di due piani, ha pareti coibentate di 15 cm di spessore, ha tre stanze da letto, bagno, cucina, soggiorno e veranda, per un totale di 70 mq commerciali, e costa quanto un container di 32 mq.


Savorengo Ker è il nome di una costituenda cooperativa edile, formata dai Rom che hanno costruito la casa e in collaborazione con gli architetti, le università e i professionisti che hanno contribuito a realizzarla. La cooperativa intende proporre altri modelli abitativi, studiarne forme di aggregazione, immaginare habitat sempre più complessi fino a trasformare i campi in quartieri.

Savorengo Ker non è un modello da clonare in migliaia di esemplari, ma è un metodo di lavoro che può produrre case di infiniti tipi diversi, per garantire la crescita di piccole “microaree” a gestione familiare, integrate nel tessuto urbano, a contatto con i quartieri della città. Non è una casa per tutti ma una casa per ciascuno, può essere montata facilmente da cooperative di Rom insieme ai futuri abitanti, che in questo modo oltre ad avere una casa, potranno imparare anche un lavoro, avere un reddito ed ottenere i documenti necessari per continuare a vivere in Italia.

I Rom hanno prodotto così una casa manifesto, un atto simbolico che racconta la volontà di mettere radici, di costruire una relazione stabile e integrata con il territorio in cui vivono oramai da quaranta anni, di non volere più essere considerati “nomadi” e abitare in modo provvisorio, tra roulotte, baracche e bagni chimici. E l’ hanno realizzata mettendo d’accordo tra loro le quattro diverse etnie del campo, i montenegrini, i kossovari, i bosniaci e i macedoni, attivando una sinergia creativa con Stalker ON, e trovando la collaborazione delle tre università pubbliche della capitale, di istituzioni culturali nazionali, di comunità religiose e associazioni cittadine.


GIORGIO PICCINATO,  professore ordinario di Urbanistica della Facoltà di Architettura dell'Università
Roma Tre nonchè uno dei coordinatori dell'attività di progettazione:
L'interesse di questa casa non è tanto la casa in se', quanto il modo in cui è stata fatta. E' stata fatta con una collaborazione tra attori diversi nella società: ricercatori universitari e Rom, e i Rom tra l'altro hanno dovuto mettersi d'accordo fra le diverse etnie, fra i diversi gruppi, cosa che non è così banale ed automatica come può sembrare. Questo processo di costruzione e di riconoscimento reciproco delle capacità e dei ruoli è una lezione di costruzione della città.

Savorengo Ker purtroppo è andata a fuoco nella notte tra l'11 ed il 12 dicembre 2008, mentre dal 28 luglio la casa aspettava di essere completata e inaugurata. Cavilli burocratici, posizioni politiche e l'ambiguità di chi ha patrocinato il progetto hanno impedito che Savorengo Ker diventasse realtà. Ma che l'unica, seppur enorme, barriera al realizzarsi di questo sogno sia stata di fatto la burocrazia testimonia che un'integrazione è non solo possibile, ma necessaria per una città che non sia solo "vivibile" ma "viva".

Fonti:
http://www.wikirom.org/
http://reterom.blogspot.com
foto di max intrisano

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