martedì 10 maggio 2011

Partnership 1

Alla ricerca di Partnership: incontro con Francesca, volontaria dell'associazione Sant'Egidio e curatrice di un ciclo di tavole rotonde ed incontri, svoltesi presso la Parrocchia di Sant'Agnese, che hanno avuto per tema la popolazione Rom e la sua cultura.


Capelli ricci e ribelli, sguardo attento e sorriso contagioso: Francesca sa come mettere subito a proprio agio le persone. Cominciamo con il chiederle se possiamo montare la macchina fotografica per riprendere l'intervista, ma lei protesta: "No no per favore, mi intimorisco!". Ed in effetti gà a giudicare l'aria sospettosa con cui guarda il mio taccuino degli appunti non è molto propensa ad un'intervista formale. Ci sediamo nella sala dei Papi della Parrocchia di Sant'Agnese Fuori le Mura, e cominciamo a parlare. Francesca è una volontaria del Sant'Egidio, associazione pubblica di laici della Chiesa che nasce a Roma nel 1968 ed alla quale oggi aderiscono più di 60.000 persone. Il Sant'Egidio opera in tutta Italia ed in 73 Paesi nei diversi continenti. L'esperienza di Francesca nell'integrazione della popolazione Rom ha inizio circa sei anni fa.
- Ho cominciato facendo doposcuola ai bambini e tutt'ora sono impegnata anche in questo progetto parallelamente ad altri, ma la nostra assistenza è estesa anche agli adulti: sanno che abbiamo una sede a Trastevere dove possono rivolgersi a personale specializzato.
L'associazione offre infatti servizi di informazione e consulenza (anche eventualmente per trovare lavoro o per un aiuto di tipo legale), distribuzione di generi alimentari e di vestiario, ambulatorio medico, recapito postale e biblioteca.
-Solitamente che lavoro svolgono gli adulti Rom?
- La loro principale occupazione è da sempre il riciclaggio del ferro, un materiale facile da reperire che poi viene rivenduto alle fabbriche.
- E chi non vuole occuparsi di questo?
- Basta essere volenterosi: abbiamo un ragazzo che lavora al Mc Donald, o un'altro che è autista dell'ATAC...
Altri poi trovano impiego nelle serre o nei cantieri: sono dotati di una manualità invidiabile soprattutto nella lavorazione ed incisione del legno. Alcune donne poi sono sarte eccezionali, e non è raro trovare esclusive boutiques di abiti realizzati e ricamati secondo la tradizione Rom.
- L'assistenza sanitaria e quella legale in cosa consistono?
- Devi sapere che molti Rom sono arrivati in Italia generazioni fa: molti di loro sono nati in Italia ma non sono italiani dal punto di vista giuridico, poichè in Italia la cittadinanza non è nata per nascita. Questo comporta come puoi immaginare una serie di complicazioni burocratiche, soprattutto per i Rom romeni: sono nell'Unione Europea, quindi non hanno bisogno di Visto o permesso di soggiorno. Contemporaneamente non sono italiani anche se vivono in Italia... E' come se nel meccanismo giuridico non fossero previsti, e di conseguenza un diritto fondamentale come può essere quello all'istruzione, o quello alla casa, o quello all'assistenza sanitaria non è affatto scontato: per una semplice febbre di un bambino bisogna passare una giornata al pronto soccorso perchè il medico di base non gli spetta, avere i documenti diventa un'impresa titanica a cominciare dal fatto che non hanno la residenza da nessuna parte...
- Capita spesso che qualcuno vi chieda di aiutarlo a trovare casa?
- Certamente, molto spesso. Il fondamento di un'integrazione duratura è sicuramente l'abitazione stabile, ma per quelle complicanze delle quali ti parlavo e poichè l'integrazione necessita di un impegno continuo da parte di tutti, istituzioni in primis, è molto difficile. Inoltre la convinzione radicata nella gente che i Rom siano una popolazione nomade è come sai un pregiudizio generalizzato giustificato solo, forse, dal fatto che un tempo molto lontano lo erano. E anche questo pregiudizio è un limite forte. 
- In realtà siamo noi che li rendiamo nomadi...
- Esattamente: vengono mandati via da un campo e loro ovviamente se ne creano un altro, ed il problema non fa che peggiorare. Senza parlare dell'ultima trovata di separare donne e bambini dai padri di famiglia: un'assurdità che avrebbe come conseguenza solo l'irrimediabile smembramento del nucleo familiare. Altra presunta soluzione al problema sono i campi autorizzati, che se possibile peggiorano ancora di più la situazione.
Nel 2009 Alemanno con il "Piano Nomadi" cercava di regolamentare la presenza dei nomadi a Roma, istituendo 14 campi attrezzati dei quali 4 molto grandi alla periferia della città. «Il modello che abbiamo utilizzato per affrontare il problema dei rom sarà esportato in Europa», aveva assicurato Maroni. Ma qualcosa non è andato per il verso giusto...
- I famosi quattro campi nomadi di Alemanno oggi sono zone segregate ai limiti della città, a chilometri di distanza da qualsiasi servizio di qualsiasi genere, comprese le scuole in cui di bambini Rom, per legge, ce ne devono stare massimo 15 su 300... Dicevano che il modello dei campi sarebbe stato esportato, invece oggi siamo gli unici in Europa ad averli ed un motivo ci sarà. E' fuori da ogni logica: noi gestiamo un servizio pullman per accompagnare i bambini a scuola... ovviamente il pullman dovendo passare per più di un campo e per varie scuole per portare ogni bambino alla sua, fa un giro immenso. E ovviamente se la lezione comincia alle 8:20, l'ultimo bambino arriva si e no alle 9:30... Non è un buon inizio per chi già fa fatica ad integrarsi. E la situazione si ripete all'uscita. Senza contare che questo è solo uno dei mille disagi dei campi: non c'è più alcun tipo di controllo.
Oggi come oggi nei campi non c'è un medico, non ci sono poliziotti, i campi sono abbandonati a loro stessi e ovviamente si crea una struttura sociale piramidale all'interno della comunità. Il sistema diventa ancora più chiuso e l'integrazione è sempre più difficile. Le abitazioni poi sono piccolissime e non si prestano affatto alla crescita del nucleo familiare.
- Veniamo al mio progetto: ho pensato ad una struttura che si occupi del disagio abitativo in Italia e delle ricerche nel campo. A tuo avviso sarebbe fruttuosa una integrazione di questo tipo tra popolazione Rom e Gagè (vale a dire, in lingua Rom, chi non è Rom)? Detto in parole povere: io che non ho soldi per farmi una casa ho la possibilità di rivolgermi in questa struttura a personale qualificato, dopodichè per farmi casa mi faccio aiutare da altre persone tra cui Rom, ed io a mia volta dovrò aiutare queste persone a costruire la loro casa. Lo scambio diventa necessario, altrimenti non si va avanti...
- Si assolutamente, non solo necessario ma utilissimo! Poi fondamentalmente ogni persona è a se': ovviamente c'è il Rom che vorrebbe andare a vivere in condominio, c'è quello che è più legato ad una tradizione rurale e quindi sogna la classica casa bassa singola... Inoltre le esigenze sono le più disparate: le famiglie sono numerose, crescono in fretta, è una popolazione di bambini.

Dunque oggi un'integrazione è possibile, e la casa è "la prima pietra". Una pietra che unisca ma che sia diversa per ogni persona, una pietra che possa essere duttile e modellabile sulla pelle di chi la abita, che possa cambiare di uso e dimensioni. Una pietra sulla quale costruire un Futuro.

Qui, alcune delle attività del Sant'Egidio con gli immigrati

Qui, le attività dei centri di accoglienza

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